La notizia della possibilità che venga finanziato e conseguentemente dato il via libera allo screening medico della popolazione delle Fraschetta sta rimbalzando, da mercoledì 7 aprile, sui giornali locali. Il Comitato Stop Solvay non può che essere soddisfatto di aver contribuito a sollevare politicamente il problema e aver fatto di questa pretesa uno dei propri punti di forza.
Ad una legittima soddisfazione iniziale va però fatto seguire un immediato focus sulla reale situazione.

Ad oggi, lo screening, continua ad essere nel campo delle proposte e delle possibilità e le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Matteo Marnati, assessore regionale all’ambiente, mettono già in serio dubbio la possibilità che dalle intenzioni si passi alle azioni.
A fronte di oltre 27 miliardi che dovrebbero essere disponibili per il Piemonte dal Recovery Plan i due milioni ipotizzati per lo studio sulla Fraschetta vengono definiti “difficilmente finanziabili perché non cantierabili”.

“Per chi segue da tempo e da vicino la vicenda Solvay-Spinetta – dice Viola Cereda, portavoce del Comitato Stop Solvay – questa appare oggettivamente una dichiarazione di intenti, o meglio di non intenti, difficilmente digeribile. Tanto più che, nonostante “la fase 3” dello studio epidemiologico fosse cantierabilissima (con i fondi già previsti e le azioni in programma) nessuna delle Istituzioni che dovrebbe tutelare il nostro diritto alla salute ha mai deliberato per l’avvio dell’indagine da parte di Arpa e Asl”.
Lo screening è un primo passo necessario per avere un quadro chiaro di una situazione che già le fasi 1 e 2 degli studi epidemiologici avevano fatto emergere come drammatica. Una fotografia dello stato di salute del territorio coinvolto dall’inquinamento di Solvay che deve essere realizzata insieme ad altri passaggi necessari: il blocco dell’autorizzazione alla produzione di cC6O4 e lo stop ad ogni altra attività produttiva del polo di Spinetta Marengo, in via precauzionale.

“Vogliamo, infine – aggiunge Viola Cereda – sgombrare il campo da qualsiasi possibile equivoco: lo screening non può essere in nessun modo finanziato da chi è parte in causa della faccenda. Chi inquina, deve pagare, certamente. Ma in altre sedi. Se la multinazionale si facesse finanziatrice dello screening le garanzie di attendibilità e trasparenza dello studio sarebbero, infatti, seriamente messe in dubbio”.

Il Comitato Stop Solvay intende mobilitarsi fin da subito per chiedere e pretendere risposte chiare e all’altezza del problema.
“Lo screening va finanziato immediatamente e, nel rispetto del principio di precauzione, ogni attività produttiva va fermata”.

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