Nei giorni scorsi diverse testate locali riportavano la notizia dell’ufficializzazione, da parte della Provincia, della concessione dell’ampliamento della produzione di cC6O4 a Solvay.

A un mese di distanza dall’irruzione dei NOE dei Carabinieri nello stabilimento di Spinetta Marengo, e dall’apertura di una nuova indagine da parte della Procura di Alessandria per omessa bonifica e inquinamento ambientale, la Provincia ha firmato l’atto che concede definitivamente alla multinazionale di ampliare la produzione di questo PFAs di nuova generazione.
Solo qualche giorno dopo l’apertura dell’inchiesta che interessa proprio la molecola cC6O4 e la sua relativa dispersione nell’ambiente, la Provincia – nelle vesti dell’ingegner Coffano – si domandava se l’iter per l’approvazione potesse proseguire indipendentemente dal procedimento della Procura. Insomma, la scusa per allungare i tempi burocratici gli era stata servita su un piatto d’argento, ma è probabile che le pressioni da parte della multinazionale abbiano avuto la meglio.
Secondo le dichiarazioni del responsabile Ambiente della Provincia – riportate da LaStampa del 9 marzo – sono previsti controlli “una o due volte al mese” per verificare se effettivamente la multinazionale rispetti tutte le prescrizioni.

Da questo articolo, apprendiamo che verranno eseguiti controlli “una o due volte al mese” per verificare se effettivamente la multinazionale rispetti tutte le 32 prescrizioni poste da ARPA Piemonte nella relazione esposta durante l’ultima conferenza dei servizi.

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale chiedeva a Solvay di:

  • individuare (e risolvere) le perdite di acqua contaminata verso la falda dovute a criticità dell’impianto produttivo;
  • potenziare la barriera idraulica e consolidare la scelta della tecnologia più efficace nell’abbattimento di queste sostanze. Arpa stessa dichiarava che “dalla lettura delle integrazioni presentate (durante l’ultima conferenza dei servizi n.d.r.) e dei verbali della task force xenobiotici interna alla Solvay, risultano esserci dubbi relativamente alla scelta della tecnologia più idonea all’abbattimento dei composti fluorurati”;
  • campionare settimanalmente le acque in uscita (dopo il passaggio attraverso la barriera idraulica);
    fornire uno standard analitico per l’ADV7800 (PFAs a catena lunga n.d.r.), perché non disponibile in commercio e quello fornito dall’azienda non è risultato conforme alle analisi da parte di un laboratorio pubblico;
  • fornire la metodica utilizzata dai laboratori Solvay per effettuare le analisi di monitoraggio
  • monitorare la presenza di PFAs – in particolar modo di cC6O4 – nell’aria, uno dei 56 omissis presenti nel documento presentato da Solvay per la richiesta di ampliamento della produzione;
  • garantire il limite (intollerabile a parer nostro) di 7ug/L per il cC6O4 nel punto di scarico in Bormida. Dalle campagne di monitoraggio effettuate da ARPA i valori di tale molecola sono significativamente maggiori segno che già ad ora, con quantitativi pilota, la barriera idraulica non è in grado di garantire ciò.

 

Dall’ottobre scorso, in nessuno dei comunicati che Solvay ha diffuso sono state segnalate le fonti delle perdite di acqua contaminata, piuttosto l’azienda dichiarava di non essere in grado di individuarle, tanto da arrivare a negare che il cC6O4 rilevato nell’acquedotto di Montecastello potesse provenire dal polo chimico.
Dall’ottobre scorso, nessuno dei punti oscuri rispetto all’efficacia della barriera idraulica – utilizzata ormai da 10 anni – è stato fugato, tanto più in previsione di un aumento della produzione.
Dall’ottobre scorso, nessuno standard analitico dell’ADV7800 – un PFAs che, in quanto tale, l’azienda avrebbe dovuto iniziare a dismettere nel lontano 2006 – è stato fornito da Solvay. Anzi l’azienda ha pensato bene di rimuovere dal mercato l’unico standard analitico del cC6O4 usato da ARPA per le campagne di monitoraggio.

Il gesto della Provincia, in questo preciso momento e a fronte di tutte queste mancanze, ci sembra l’ennesima conferma di quanto un’Istituzione che dovrebbe essere attente alle esigenze della cittadinanza, sia piuttosto prona a quelle di Solvay.
L’azienda ha ottenuto quello che voleva: l’espletamento in tempi brevi della pratica da parte della Provincia senza che l’indagine della Procura intralci in alcun modo le sue mire aziendali e la concessione dell’ampliamento dalla produzione ancora per 5 anni del cC6O4, una sostanza che – come riporta la scheda dedicata sul sito dell’ECHA (European Chemical Agency) – “è mortale se ingerita, è mortale a contatto con la pelle, provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari, provoca danni agli organi in caso di esposizione prolungata o ripetuta ed è tossica per la vita acquatica con effetti di lunga durata”.

Come possiamo sperare che il nostro territorio non venga più visto come la terra dei fuochi piemontese, se sono per primi gli amministratori che governano Provincia, Regione e Comune a farci credere con le loro azioni e i loro silenzi che sia così?
Come mai tali enti rispondono con prontezza alle richieste di questa multinazionale ma tacciono nei confronti di chi chiede bonifica e screening da più di un anno?
Il Sindaco e l’Assessore Borasio cosa ne pensano del fatto che una multinazionale ha continuato a sversare indisturbata sostanze tossiche nel territorio che amministrano?

Sabato 13 marzo alle 16.00 saremo in presidio sotto il Comune per pretendere che gli stessi amministratori che hanno recentemente riscoperto una vena fintamente ecologista, facciano lo stesso anche con l’inquinamento causato da Solvay.

Vogliamo limiti per queste sostanze, bonifica integrale dell’area inquinata e screening di popolazione.
Vogliamo che il silenzio assordante proveniente da Palazzo Rosso sulla vicenda del polo chimico e sullo stato di salute della cittadinanza venga rotto.
Per noi il limite è colmo, pretendiamo chiusura e bonifica subito!

 

Comitato Stop Solvay

 

 

Alessandria, 11 marzo 2021

 

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