Nel dicembre 2019 la Corte di Cassazione, per il caso Cromo VI del 2008, condanna Solvay per disastro ambientale, omessa bonifica e messa in sicurezza del sito di produzione con conseguente sversamento di sostanze tossiche (tra cui i PFAs) in falda, nelle acque superficiali ed in aria.

Oggi, a poco più di un anno di distanza, assistiamo all’apertura di una nuova inchiesta da parte della Procura di Alessandria in merito al ritrovamento, al di fuori del polo chimico – in nove pozzi del territorio tortonese – della molecola cC6O4.

Una sostanza, brevettata dalla stessa Solvay, dichiarata “tossica per l’uomo e per gli organismi animali” che dimostra come, in 20 anni di gestione del polo di Spinetta da parte della multinazionale belga, nulla sia cambiato.

“Le garanzie che Solvay millanta in merito alla salute di lavoratori e popolazione sono – oggi come allora – fallaci quanto la barriera idraulica dello stabilimento – dice Viola Cereda, portavoce del Comitato Stop Solvay – Il territorio su cui sorge il polo chimico continua ad essere avvelenato. La bonifica non è mai stata iniziata poiché richiederebbe il blocco della produzione, azione incompatibile con l’unico vero interesse di Solvay: il profitto. La tutela del territorio, della salute e dei lavoratori attraverso una “messa in sicurezza operativa” sono solo parole vuote su cui Solvay ricama i suoi comunicati stampa e cerca di arginare il fiume di inquinanti che riversa su tutto il suolo provinciale e nazionale”.

In quest’ultimo anno il colosso mondiale ha messo in atto azioni criminali.
Ha disperso PFAs (cC6O4 e ADV7800 ndr) nell’ambiente. I ritrovamenti hanno interessato diverse zone nella Pianura Padana e nove pozzi nel solo territorio tortonese.
Ha nascosto informazioni circa la produzione del PFAs ADV7800. La lavorazione di questa molecola avrebbe dovuto essere interrotta già nel 2015, ma è tutt’ora in corso.
Ha minacciato i lavoratori. Dopo aver presentato la richiesta di ampliamento della produzione di cC6O4 alla Conferenza dei Servizi, ha aspettato l’esito dicendo: “se non concedete tale ampliamento, saremo costretti a spostare la nostra produzione in Francia”.
Stocca sostanze pericolose in luoghi non idonei. Un magazzino a Torre Garofoli è risultato essere il deposito di sostanze chimiche prodotte da Solvay. Una struttura priva dei requisiti necessari per lo stoccaggio di materiali nocivi, che sono stati trasportati per la provinciale Alessandria-Tortona (zona ad alta densità abitativa) senza le autorizzazioni necessarie.
Blocca la vendita degli standard analitici, indispensabili per ARPA per il monitoraggio delle emissioni del polo chimico. Si tratta di “sostanze di riferimento” – prodotte da laboratori accreditati – che l’Agenzia di Protezione Ambientale, così come altri enti, acquisiscono sul mercato.

“Il dramma ambientale e sanitario che Solvay sta producendo sul territorio non dovrebbe più lasciare spazio a mezze parole e silenzi. La sua produzione è incompatibile con la vita di migliaia di cittadini e cittadine e per questo dev’essere chiusa definitivamente. Le Istituzioni hanno il dovere di assicurare la reale bonifica del territorio per intraprendere un processo di riqualificazione che abbia al centro la salute ed il benessere delle persone che lo abitano. Quelle stesse Istituzioni devono avviare immediatamente uno screening sanitario della popolazione.”

Per questo motivo, SABATO 13 MARZO alle 16.00, il Comitato Stop Solvay invita tutte e tutti coloro che abitano questo territorio a partecipare al presidio statico, convocato davanti al Comune di Alessandria.

 

“Vogliamo ciò che ci spetta: tutela della salute e dell’ambiente! STOP alle menzogne e alle minacce, STOP agli sversamenti e ai veleni, STOP al profitto sulla salute. STOP SOLVAY!”

Un secolo di veleni e morti può bastare.

 

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