La giornata del primo marzo incomincia ad assumere, nell’immaginario collettivo di chi la sta costruendo giorno dopo giorno, una forma ed un significato complessi ed ampiamente articolati. Dal secondo momento di discussione pubblica, che si è tenuto sabato 30 gennaio presso il Laboratorio Sociale, emergono ulteriori spunti di riflessione che vanno a rielaborare e rafforzare le decisioni prese durante la precedente assemblea.

Ancora una volta straordinarie la presenza e la partecipazione di una popolazione migrante che, tra analisi politiche e discussioni operative, si rende attivamente protagonista  dell’assemblea e mette insieme i pezzi di un’iniziativa capace di andare oltre la giornata, di oltrepassare i confini spaziali e temporali di un appuntamento che altrimenti non sarebbe altro che un contenitore vuoto e privo di senso. In quella che era stata definita come una chiara intenzione di essere presenti nell’assenza, di farsi vedere nel dissolversi, di farsi sentire nel silenzio più assordante di un lunedì qualunque, si delinea con forza quella volontà preesistente nel nucleo originario del comitato e che ora si apre ad una condivisione allargata. È la volontà di giocare una scommessa nel lungo periodo, attraversando la data del primo marzo semplicemente come un momento di passaggio all’interno di un percorso più ampio e che sappia guardare lontano. Il simbolico momento di piazza in un lunedì qualunque diventa funzionale e vibra di potenza solo se è supportato da un lavoro quotidiano e costante che il più delle volte è comunque lotta, fatica, resistenza, passione. Perché la costruzione di un percorso serio di rivendicazione dei diritti non può essere mortificato e circoscritto ad una data simbolo, a maggior ragione se si pensa a quanto abbiano perso oggi di valore certe giornate. Camminare insieme, migranti e antirazzisti, verso e oltre il primo marzo, per riappropriarsi dei propri diritti e della propria dignità. Per dimostrare che un essere umano non ha bisogno di chiedere il permesso per essere riconosciuto a questo mondo e che, se è vero che non ci sono diritti senza doveri, la lotta è un dovere che ciascuno di noi ha per conquistarsi il proprio diritto ad essere libero.

All’interno di questo quadro generale si inserisce l’iniziativa fissata per sabato 13 febbraio al Laboratorio Sociale di Via Piave a partire dalle ore 15. Un importante momento di discussione e analisi sull’attuale situazione dei migranti nel nostro paese.  Una giornata di incontro delle associazioni e dei progetti sociali che crescono all’interno e al fianco del Laboratorio con quella parte di Alessandria che ancora crede in una società meticcia con libertà e diritti per tutti.

 

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