La marea transfemminista torna a riempire le piazze in vista di un autunno che si preannuncia movimentato e della manifestazione a Roma, il 26 novembre prossimo. Un appuntamento che ogni anno ci vede inondare le strade della capitale con il nostro grido altissimo e feroce contro la violenza di genere e per l’autodeterminazione dei nostri corpi.
In un momento storico che vede gli equilibri internazionali drammaticamente in mutamento, la repressione violenta contro il dissenso, riconosciamo il perpetuarsi degli schemi patriarcali e omo-lesbo-tranfobici ad ogni livello, ma soprattutto riconosciamo un pericolo diretto e impellente nell’ascesa di un governo di estrema destra come quello capitanato da Giorgia Meloni.
La scelta, non puramente semantica, di istituire un Ministero chiamato “della famiglia, della natalità e delle pari opportunità” la dice lunga su come le politiche di intervento sul divario di genere saranno subordinate al tema della maternità e alla centralità della famiglia (ovviamente al singolare) tradizionale.
La nomina di Eugenia Maria Roccella segna poi in modo inequivocabile la strada che questo governo intende perseguire: una donna che ha rinnegato nettamente un passato di lotta per i diritti per sposare al contrario una posizione conservatrice intrisa di stigmi e moralismi religiosi, patriarcali, misogini e omofobi.
L’attribuzione della terza carica dello Stato a Lorenzo Fontana marca poi definitivamente la volontà di mandare un messaggio diretto ai movimenti femministi e transfemministi, ma soprattutto a tutte le donne e alle soggettività libere e non conformi che lottano per la propria esistenza e la propria autodeterminazione: “questo non è e non vuole essere il vostro governo”; è piuttosto il governo di bigotti e omofobi, è il governo del Family Day di Verona 2019, delle mozioni comunali e regionali che finanziano i movimenti antiabortisti e minano alla radice i consultori pubblici, è il governo di chi esulta per l’affossamento del DDL Zan e per i cimiteri dei feti.
Di fronte allo schieramento che ci troviamo davanti non possiamo aspettare e “vedere cosa accadrà”, non possiamo limitarci a giocare in difesa e cercare di parare i colpi, ma dobbiamo mostrarci pront* e determinat* a costruire un argine compatto e forte in grado di rispedire gli attacchi al mittente e di rilanciare in avanti la sfida sui diritti e sul contrasto alla violenza di genere in tutte le sue forme.
Mentre il governo prepara le proprie armi, noi ci troviamo infatti a a combattere contro la violenza e le ingiustizie di sempre, da quelle che subiamo tra le mura domestiche a quelle del divario salariale.
Lottiamo ogni giorno per la nostra vita: in Italia la media quotidiana dei femminicidi è uno ogni tre giorni. Dall’inizio del 2022 sono 79 le donne e le persone della comunità LGBTQI uccise.
Lottiamo ogni giorno per la nostra sussistenza: durante la pandemia il 98% di chi ha perso lavoro è donna. Dalla pagina web dello CNEL: “In Italia la condizione della donna nel mondo del lavoro è penalizzata dalla difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che spinge in basso (49,7% dato ISTAT, contro il 60,4% Ue) la quota dell’occupazione femminile fra i 15 e i 64 anni e che induce il 27% delle donne madri ad abbandonare la propria occupazione alla nascita del figlio. Un dato salito al 38% con la pandemia (addirittura il 43% se con figli fino a 5 anni). Esiste ancora un elevato divario di genere in termini di lavoro non retribuito (nel quale le donne spendono in media 4 ore e 15 minuti al giorno, contro 2 ore e 16 minuti degli uomini).”
Lottiamo per essere liber* di scegliere sui nostri corpi, contro una media nazionale del 70% di obiettori e obiettrici nelle strutture pubbliche ospedaliere, che rifiutano di praticare interventi di interruzione di gravidanza rendendo l’accesso al servizio difficile pieno di ostacoli e pregiudizi.
Lottiamo per portare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, per garantire contraccettivi gratuiti.
Lottiamo per la nostra salute, per il riconoscimento delle malattie invisibili (vulvodinia, fibromialgia, endometriosi, neuropatia del pudendo ecc.), per l’affermazione della medicina di genere, per il diritto di vivere in ambienti sani e non inquinati da interessi economici di aziende senza scrupoli. Lottiamo per il superamento dei tabù sulle mestruazioni e per l’accesso gratuito ai prodotti per l’igiene mestruale.
Lottiamo per il riconoscimento dei diritti di tutt* prima del riconoscimento di qualsiasi confine.
Porteremo il nostro desiderio e le nostre parole in piazza venerdì 18 novembre, in Piazzetta della Lega, per ricordare che la Casa delle Donne, anche se sgomberata, non si ferma ed è oggi più determinata che mai a far sentire la propria voce e ad essere argine agli attacchi ai diritti che questo governo riserverà.
Saremo in piazzetta dalle 17.30 e durante il presidio sarà possibile prenotare il proprio posto sul bus per la manifestazione a Roma il 26 novembre (in alternativa si può prenotare anche chiamando il 340 613 6076) .
Sarà possibile sostenerci anche partecipando alla cena e allo spettacolo di sabato 19 novembre presso il Laboratorio Sociale. Presto saranno disponibili sui nostri canali social e sul sito della Casa delle Donne le informazioni relative alla cena e alla serata con Monosportiva e al pullman del 26 novembre.

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