Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Viola:

La mia famiglia abita a Spinetta da almeno 5 generazioni e il polo chimico, ora di proprietà di Solvay, ha fatto da cornice alla mia infanzia.
Di queste 5 generazioni, con certezza due si sono ammalate di diversi tumori. Tra questi mio padre, che ha vissuto e vive a Spinetta. Grazie a lui, quando ero più piccola, si è parlato dell’inquinamento prodotto da un singolo polo chimico gestito con nomi differenti, ma con in comune la stessa politica: il profitto a costo di tutto, anche della salute di migliaia di persone ignare. Tutto questo mi ha sicuramente aiutato a capire, oggi più che mai, quanto fosse importante agire, contribuire, lottare per avere il diritto a vivere in un luogo sicuro, in salute, con tutta la propria famiglia. E non soltanto con piccoli pezzi.
Quando ho letto del rilevamento nella Bormida del cC6O4 (prodotto ed utilizzato solo da Solvay) e quando sono usciti i dati degli studi epidemiologici sulla popolazione residente a Spinetta, stavo vedendo mio padre affrontare la malattia. In quel momento, ho smesso di accettare di essere passiva di fronte all’ennesima notizia, uguale a mille altre venute prima. Mi sono sentita responsabile, in quanto figlia, perché si parla dei luoghi in cui la mia famiglia abita, e dove mio padre ha il diritto di vivere in salute. Non ho potuto fare a meno di pensare anche alle famiglie dei miei amici ed ex compagni di classe.
Mi sono sentita responsabile in quanto donna e per tutte le altre donne che abitano Spinetta ed il territorio circostante. Quando ho appreso del maggior rischio di infertilità per le donne esposte ai PFAs (oltre alla maggior predisposizione ad altre patologie) mi sono incazzata. Scegliamo noi cosa fare del nostro corpo, scelgo io. Ho il diritto di vivere la mia vita in salute e ho il diritto di scegliere quando e se vorrò dei figli. Un conto è decidere liberamente, un conto è doversi adeguare per le scelte fatte da altri. Questo vale, più in generale, per la propria salute.
A Febbraio, in occasione dell’assemblea pubblica indetta a Spinetta, le mamme no PFAs hanno rafforzato ancora di più le mie convinzioni. Oggi condivido, con il comitato Stop Solvay, questa battaglia perché sono sicura che molti altr* abbiano sofferto e perso dei famigliari, abbiano a cuore la loro salute e quella dei loro figli e sentano il bisogno di vivere in un luogo migliore, più sano. Sono sicura siano esasperati e stufi di sentirsi dire che Spinetta è un posto di merda dove vivere e che da lì è meglio scappare il prima possibile. Questo è stato il mio mantra fin da piccola. Oggi, scelgo di dire basta: vivrò altrove perché voglio e non perché devo, pena la mia vita. La salute è un diritto imprescindibile e parte dal prendersi cura del proprio territorio, perché noi ne siamo parte ed ingranaggio. Il nostro territorio è Spinetta, Alessandria, Montecastello e molti altri.

Allora iniziamo ad agire e proteggerli!
Chiediamo di sapere quanto è avvelenato il nostro sangue, la nostra acqua, la nostra terra e gli alimenti che ha prodotto!

Pretendiamo e lottiamo!

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