Doveva essere eseguito oggi alle ore 9,00 lo sfratto di Serena e dei suoi due bambini di otto e nove anni dalla casa di proprietà dell’agenzia territoriale per la casa in cui ha vissuto per diversi anni, accudendo l’anziano nonno malato. L’ATC ha chiesto lo sfratto per occupazione abusiva in quanto Serena, che lavora part time e guadagna 600 Euro al mese, non aveva denunciato la convivenza con suo nonno. Un vizio esclusivamente formale a cui le istituzioni non hanno voluto porre rimedio, mandando questa mattina l’ufficiale giudiziario. Le cose sono però andate diversamente da come se le immaginavano, infatti quando l’ufficiale giudiziario è entrato nell’appartamento, ha trovato oltre 40 persone fra attivisti e famiglie della Rete Sociale per la Casa. A quel punto, davanti alla determinazione a non lasciare la casa, l’ufficiale giudiziario non ha potuto fare altro che concedere una proroga al 23 di Febbraio. E’ assurdo che di fronte all’emergenza abitativa si cerchi esclusivamente di rispondere attraverso gli sfratti, quando sono le stesse istituzioni a parlare ormai di emergenza e a denunciare la mancanza di risorse per rispondere al problema. E’ di questi giorni la notizia che a fronte di 90 emergenze abitative saranno solo 25 le case popolari che verranno assegnate, senza considerare le oltre 800 famiglie in graduatoria che aspettano l’assegnazione di un alloggio. La Rete Sociale per la Casa annuncia che continuerà a bloccare gli sfratti e a liberare gli alloggi lasciati colpevolmente vuoti da una gestione clientelare del patrimonio pubblico e continua a chiedere le dimissioni del Presidente dell’ATC Gianni Vignuolo e dell’assessore alla casa Pier Carlo Fabbio per l’incompetenza dimostrata e l’incapacità di dare soluzioni.

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