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Ultimo messaggio dell’anno da comitatiscrivia

Nella foto - Laboratorio Sociale Alessandria

di Antonello Brunetti

I dati 2013 bocciano il porto di Genova

Dagli articoli genovesi relativi all’attività del porto emerge quanto già sapevamo “Il bilancio delle merci è tutto costellato dal segno meno. I container non si sottraggono al bilancio negativo” E qui scopriamo un aspetto che non conoscevamo “L’imbarco e lo sbarco dei vuoti alleggerisce dal punto di vista statistico il forte passivo dovuto alla impossibilità per il 2013 di raggiungere il milione di container”.

Avevo sempre pensato che i container viaggiassero pieni nei due viaggi di andata e ritorno, con una minima percentuale di vuoti. Invece scopriamo che i vuoti rappresentano il 50% del traffico container e ciò altera notevolmente il dato finale della quantità di merci movimentate.

Quindi il dato dei primi dieci mesi del 2013 che indica un milione e 663 mila container, in realtà va meglio precisato con il dato di 900.000 teu pieni e quasi 800.000 vuoti.

Ma consideriamoli pure tutti stracarichi di merci, fatto sta che il calo 2013 viaggia verso il meno 3,6 con una quota assai lontana dalla cifra indicata dai manager-politici genovesi, mentitori abituali.

MARCO PONTI scrive

Grandi opere al buio: i misteri del Terzo Valico.
Tra Genova e Milano si costruisce una linea ad Alta velocità , ma nessuno ha mai calcolato se è utile e se vale il costo previsto di 6 miliardi. Tanto paga lo Stato!

Marco Ponti, professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano, massimo esperto italiano sul sistema trasportistico, afferma cose assennate e a noi risapute; ma ha il difetto di ricorrere spesso ai soli calcoli economici e di avere una certa insensibilità alle problematiche ambientali. Per di più, nelle due occasioni in cui l’ho incontrato, ho notato una certa supponenza rispetto ai movimenti di protesta, come avrete modo di leggere in questa sintesi di una sua recente intervista.

Una grande opera è stata finalmente avviata, con pochissime proteste e un sostanziale silenzio mediatico: si chiama Terzo Valico, un tunnel ferroviario tra Genova e la Pianura padana, pensato per le merci del porto di Genova, e che in futuro potrà anche divenire una linea Alta velocità fino a Milano.

Si chiama “Terzo valico” perché di linee ferroviarie ce ne sono già due, fortemente sottoutilizzate. Oltre a questa comunanza con la Torino-Lione, anch’esso affiancato da una linea sottoutilizzata, il progetto costa molto caro (oltre 6 miliardi, rispetto agli 8,5 della To-Li). Questa linea servirà anche per i treni passeggeri, non solo quelli merci, e il traffico passeggeri è certo più consistente che sulla linea Torino-Lione .
Però la dovremo pagare interamente noi: è una tratta nazionale, quindi niente contributi da altri paesi né dalla Unione europea. Persino l’ingegner Mauro Moretti, amministratore delle Ferrovie dello Stato, l’aveva dichiarata un’opera inutile in un convegno, poi è stato sgridato per questa libertà che si era preso in pubblico dall’ex-ministro dei Trasporti Pietro Lunardi.

L’appalto è stato assegnato molti anni fa senza gara al Cociv. Ci si aspetterebbe che al pubblico, agli amministratori e politici locali e a quelli dello Stato centrale, siano state fornite analisi economiche e finanziarie che dimostrino che non solo l’opera serve molto in relazione al suo elevato costo, ma che sia prioritaria rispetto ad altre. Infatti queste analisi servono proprio a quello, soprattutto in una situazione di soldi pubblici scarsi.

Lo scrivente ha cercato questi documenti economici, però non ho trovato nulla di nulla. Ma é stato trovato un graziosissimo documento di istruzioni su come l’opera deve essere presentata al pubblico da parte dei promotori. Anche lì, nessun cenno a dati economici o finanziari, o anche solo a previsioni dettagliate di domanda futura. L’opera é utile “in se”, metafisicamente; che altro serve sapere? Poi il vasto pubblico non capirebbe quelle analisi complicate…. Inoltre può essere molto dannoso fornire argomenti ai perfidi nemici del progresso, dell’occupazione, del Porto, ecc., insomma della Patria, che poi magari leggerebbero quei dati in modo malevolo.

Una volta fui consultato da due giovani ingegneri che erano stati incaricati di fare una analisi costi-benefici dell’opera. Ingenuamente chiesero: “Ma lei, che é così pratico di queste analisi, non può
mica consigliarci qualche modo per far venire positivi i risultati? Noi ci abbiamo provato, ma non ci si riesce proprio!”.

I numeri in gioco sono tragici, con ricavi da traffico previsti inferiori al decimo di quanto investito. E allora il ministero dello Sviluppo guidato da Corrado Passera (nella persona del suo viceministro Mario Ciaccia), prese una decisione: basta perder tempo, non occorre nessuno schema finanziario (scartoffie!), pagherà il 100 per cento lo Stato, cioè noi. Il Sole 24 Ore, nello stesso periodo, pubblicò un articolo di lodi a una proposta di sconti fiscali dedicati alle “Grandi Opere”, articolo che conteneva questa
perentoria affermazione: “In questo modo si potranno anche realizzare opere molto costose e con poco traffico”. L’ironia, si sa, non è patrimonio di tutti. Intanto i cantieri sono partiti, che é quello che davvero interessa a costruttori e politici. Non si sa se ci saranno i soldi per finire l’opera, cosa che vale per quasi tutte queste iniziative. Alcuni gruppi locali protestano per possibili danni ambientali. Ottima cosa per il Cociv! I costi per risarcirli generosamente, e con molta pubblicità, sono assolutamente irrilevanti rispetto al valore  dell’appalto. E così alla fine tutti saranno contenti.

Fermiamo il cantiere del Terzo Valico di Voltaggio
Da alcune settimane all’interno del cantiere dell’ex foro pilota del Terzo Valico, sequestrato a metà anni Novanta dai carabinieri con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver fatto interventi senza alcuna deliberazione preventiva (gli imputati non vennero assolti ma si era in epoca berlusconiana e tutto finì con la decorrenza dei termini), è iniziato nuovamente lo scavo della “Finestra Vallemme”.

E siamo alle solite

– Anzitutto deforestazione selvaggia, camion, ruspe e recinzioni.

– Nessuna opera preliminare

– Nessuna indagine sulla presenza (certa) di amianto in forte percentuale

– Nessuna informativa alle popolazioni in barba alle castronerie cotiane, lupesche, pidiessine e alessandrine

– Mancanza delle autorizzazioni statali come avvenuto nel 1997

– Montagne di terra che potrebbero contenere amianto accumulate in diversi punti del cantiere (anche in quelli dove non è previsto lo stoccaggio temporaneo dello smarino)

– Ancora arroganza, illegalità, prepotenza

– E tutto questo affidato alla ditta Lauro Spa, incriminata questa estate con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato per false fatturazioni, per aver fatto lavorare una ditta priva di certificazioni e per aver realizzato frodi per le forniture di materiale per i lavori della metropolitana di Torino.

Assemblee, marce, ricorsi, manifestazioni tutte secondo i crismi della assoluta legalità vengono ignorati dallo Stato e totalmente snobbati dalle autorità comunali.

A questo punto è ovvio che non c’è altra soluzione, ce l’hanno insegnato gli uomini della Resistenza: occorre agire con determinazione per tutelare giustizia, legalità e bene comune.

Ecco perché sabato 18 gennaio, a partire dalle ore sei e per tutta la giornata, appuntamento di liguri e piemontesi all’ingresso del cantiere di Voltaggio per bloccare i lavori.